Adaciu: come andare piano senza perdere la velocità

C'è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio…
un uomo cammina per la strada.
A un tratto, cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge.
Allora, istintivamente, rallenta il passo.

(Milan Kundera)

Adaciu è un termine prettamente siciliano che, per chi vive da Roma in su, si traduce in piano, lentamente, adagio … appunto.
L’espressione adaciu, però, se associata al meridione d’Italia, è qualcosa di più eloquente: nell’immaginario collettivo la lentezza è un preciso stile di vita, un modo di affrontare la quotidianità con la flemma e l’indolenza di chi, abituato a vivere sotto il sole cocente e lo scirocco che toglie il respiro, è costretto ad andare piano. Quaggiù, come se fossimo in una parte del mondo del tutto singolare, chi va piano è accusato di indolenza, di noia, di svogliatezza.

Eppure, da qualche decennio, in parti del mondo notoriamente più veloci ha preso piede un confronto acceso su una diversa cultura del tempo: sempre più persone puntano a frenare la spinta inarrestabile della velocità per mettere al primo posto la qualità della vita. Nella Valle del Belice, nota alle cronache nazionali per il disastroso terremoto del ’68 e per la lenta (anche quella) ricostruzione delle sue città, si è deciso ancora una volta di andare adagio, e, questa volta, per una precisa scelta economica: Adaciu è una iniziativa di turismo che propone la conoscenza di un territorio a forte connotazione naturale attraverso gli strumenti di scoperta lenta (trekking a piedi, a cavallo o in mountain Bike)
L’idea di turismo sostenibile, associata a quella di turismo lento, si basa sulla tutela e la valorizzazione delle reti viarie secondarie che diano al turista attento la possibilità di percorrere luoghi di grande interesse naturalistico, storico ed enogastronomico. Questo genere di percorsi facilita il rapporto tra le persone e le risorse del territorio che attraversano, in contesti di pregio agricolo, paesaggistico o storico-culturale.
Nella Sicilia occidentale, nel corso del secolo passato, svariati sono stati i casi di abbandono di linee ferroviarie in costruzione o già in esercizio. Nello specifico, l’intera area del Belice era attraversata dalla linea ferroviaria “Castelvetrano – S. Ninfa – Salaparuta - S. Carlo” ancora oggi rintracciabile sul territorio, su cui si possono scorgere gallerie, ponti e fabbricati ancora in buone condizioni che rappresentano una risorsa per un diverso uso del territorio. Un modo privilegiato di fruizione turistica, quindi, è quello di percorrere i tracciati ferroviari abbandonati con i mezzi lenti rappresentati dalla bicicletta, dal cavallo e dai propri piedi.
Va inoltre rilevato che il recupero di tali infrastrutture, sottraendole al degrado e all’abbandono, stimola la corretta gestione del territorio e incrementa la cura dell’ambiente. L’insieme dei percorsi secondari della Sicilia Occidentale, costituendo un primo tentativo di strutturazione di mobilità dolce, si apre anche alla sua fruizione da parte di portatori di disagio, diversamente abili, bambini e anziani.

 

L'idea di Adaciu nasce un pò di tempo fa.

Il progetto “Adaciu-Itinerari di Turismo Lento nella Valle del Belice”, ha conseguito il primo premio al Concorso di idee “68 progettisti di emozioni” 2008, promosso dalla Provincia Regionale di Trapani: esso mira a rendere la vecchia linea ferroviaria “Salemi–Gibellina–Santa Ninfa-Salaparuta” parte integrante del sistema delle Green Ways siciliane.
Secondo una definizione importata dagli Stati Uniti, le Green ways sono infatti un sistema di territori lineari connessi tra loro da itinerari naturalistici, strade vicinali, ferrovie dimenticate, sentieri ecologici, vecchie mulattiere e strade interpoderali, gestite e sviluppate in modo da ottenere benefici di tipo ecologico, ricreativo e storico-culturale.

Il progetto, presentato il 31 luglio con un workshop presso la Fondazione Orestiadi di Gibellina, mira all’ampliamento del bacino di fruitori della linea dismessa ed il suo perfezionamento: prevede, infatti, interventi leggeri che apportano migliorie alle strutture ancora esistenti, aggiungono lungo il percorso servizi destinati al viandante e, mediante l’introduzione di una segnaletica adeguata, ne incrementano l’utilizzo.

Ferrovia dismessa
   
Ferrovia dismessa

L’intervento rappresenta una grande opportunità per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale rappresentato dalle ferrovie di un tempo e, in particolare, delle opere infrastrutturali sopravvissute alla dismissione: queste costituiscono una ricchezza in termini di memoria storica e rappresentano anche location ideali per la realizzazione di punti di ricezione turistica.

Ecco il percorso ideato dai progettisti di Adaciu: partendo da Gibellina Nuova per raggiungere il sito della Vecchia Gibellina, si attraverseranno i territori agricoli di Santa Ninfa e Salaparuta, e approfittando della vicinanza di aree ad alto interesse ambientale-paesaggistico e storico come Monte Finestrelle, le Grotte di Santa Ninfa, il Bosco della Sinapa, il Parco eolico dei Monti di Gibellina, il centro di Poggioreale vecchia, si giunge al grande Cretto di Burri.

Da questa esperienza nasce ADACIU
Associazione per la Cultura del tempo.

 

 


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